Pentedattilo, l’eterna suggestione…


Gli amici di “Grecanica Treking” si sono ritrovati il dieci aprile scorso, per il primo appuntamento del 2011, nel suggestivo ed incantevole scenario di Pentedattilo. Un luogo che riesce ancora a trasmettere al visitatore di turno la magnificenza di una cultura centenaria che ruotava intorno all’antico borgo e quel che resta della sue importanti strutture architettoniche. Sono ancora visibili i segni di quella che fu una fiorente  vita economica e sociale, basata essenzialmente su delle attività agricole ed artigiane che venivano però espletate con metodologie abbastanza interessanti ed innovative per l’epoca. Si rimane fortemente sorpresi, infatti, dalle tecniche di sfruttamento dell’acqua della vicina fiumara, sia per uso agricolo che industriale, che si richiamano (in piccolo) alle grandi opere di canalizzazione degli antichi romani.

L’escursione è stata un continuo godere delle bellezze naturali del posto farcite con garbo da una primavera precoce, ma vogliosa di mostrarsi nella sua massima espressività. I colori sfumavano negli odori mitigando il “fiato corto” di ognuno di noi (a parte il professore Larosa che con i suoi settantanove anni interpretava il Fausto Coppi della situazione) e governando il flusso di smaltimento delle tossine accumulatesi durante il periodo invernale.

Le quasi tre ore di percorrenza ed il corollario scenico rappresentato da una natura incontaminata e selvaggia, da sole potevano essere motivo sufficiente per una nostra gratificante soddisfazione, ed invece, l’epilogo che non ti aspetti. La visita ad una anziana coppia di irriducibili che hanno scelto di fare a meno dei falsi privilegi della città continuando a vivere da eremiti  lontano dal traffico e dei rumori prodotti dalla modernità ed un’immersione nella storia attraverso la competente esposizione dell’Avv. Pasquale Flachi, componente dell’Associazione “Pro Pentedattilo”.   Quest’ultimo atto si è consumato all’interno della chiesa di San Pietro e Paolo, di fronte ad una platea incollata alla sedia e più che mai interessata al tragico epilogo della storia degli Alberti di Pentedattilo e gli Abenavoli di Montebello.

Come si vede, ognuno di noi sta prendendo coscienza che i vecchi sentieri, i luoghi che ci parlano di cultura e di tradizioni vanno riscoperte, conservate e valorizzate, altrimenti rischiano di essere dimenticati. Questi luoghi sono testimonianze di una storia minore che non può essere dimenticata perché è la nostra storia. Per tale ragione vogliamo dare anche il nostro contributo alla valorizzazione della microstoria che contraddistingue la nostra cultura, la tutela e la conservazione del nostro territorio.

Il trekking delle due fiumare…

Archiviata la splendida escursione di Pentedattilo,  gli amici di “Grecanica Trekking”, in data 08.05.2011, si sono puntualmente ritrovati ad Amendolea di Condofuri. Anch

e questa è stata un’uscita stimolante e ricca di spunti di ragguardevole interesse. Per quasi tutto il percorso, la stupenda cornice dell’entroterra grecanico, ha avuto come palcoscenico il letto bianco di ciotolame e sabbia finissima, prima del torrente Pisciato, e poi dell’abbagliante ed imperiosa Fiumara dell’Amendolea.

Il gruppo ha fedelmente ripercorso quelli  che furono gli angusti sentieri degli agricoltori di un tempo. E, man mano che la strada si consumava, forte era la sensazione di penetrare in un mondo diverso, primitivo, immune dai tentacoli di una civiltà che tutto ingloba e tutto inaridisce. In queste contrade infatti, in nome del progresso, si è consumato il rituale di un’emigrazione di massa che ha portato sconcerto e desolazione in quasi tutto il territorio.

Ripercorrendo un tratto del torrente Pisciato ed una vecchia mulattiera, tra piante di ulivo e mandorle che si diradano, tra ciuffi di ginestra che spuntano selvaggiamente dalle fessure rocciose, si è giunti in località Furrito dove è stato possibile apprezzare l’intera vallata dell’Amendolea che suole aprirsi tra imponenti montagne e chiazze di verde scuro.

 

Cenni storici

La fiumara dell’ Amendolea segnava il confine fra le due più importanti colonie della Magna Grecia: Locri da un lato e Reggio dall’altro. A quel tempo, si narra, che questo fiume si chiamava Alece ed era navigabile. La maggior parte degli studiosi sono dell’avviso che nella sponda locrese di questo fiume era situata l’antica Peripoli (di cui parlano diversi storici a partire da Tucidide e Zabone e finire al Nucera).

Peripoli, (città fortezza perché stava al confine) fu teatro di aspre battaglie che portarono alla fine alla sua distruzione.  Il Barrio (storico calabrese del 1500), traendo spunto da Tucidide scrive: “presso il fiume Alece sta la cittadella di Amygdalia, una volta detta Peripolis”.

Quel che è certo, comunque, è che Peripoli fu il luogo dove visse Pasitele, grande scrittore, pittore e scultore, tra l’altro, autore di un Giove scolpito in avorio e di una statua in bronzo raffigurante Apollo che è gelosamente custodita nel Museo nazionale di Napoli.

Il luogo e la leggenda

«Le leggende popolari narrano che in tempi remoti la fiumara fosse navigabile (naturalmente questo non è mai stato provato). Una di queste leggende narra che due paesi posti sulle sponde opposte si facevano in continuazione la guerra e che, per porre fine a tali ostilità c’è voluto un intervento divino. Da quel momento, narra la leggenda, tra i due paesi non vi fu più alcun contatto ma i morti di quella guerra vagano ancora sul letto dell’Amendolea senza riuscire a trovarne pace. »